| CARCIOFI ITALIANI
"Carcioufi per favoraei" , a questo
il contadino rispose in fiorentinaccio: "O signora ,
quale vu la vole?"
Fu proprio in quel momento che mia madre -
appena trasferita dall'America - capi' che indicare non era
la soluzione al comprare carciofi. Certo, aveva sempre funzionato
quando si era trovata a dover scegliere tra varieta' diverse
di pomodori o peperoni e non ne sapeva abbastanza per prendere
una decisione. Ma questa volta la situzione era diversa: aveva
di fronte a se non una, non due, ma ben otto qualita' differenti
di carciofi. Una selezione del genere non l'aveva mai vista,
i fruttivendoli di New York infatti proponevano solo un'unica
specie. Di fronte a tale sconosciuta abbondanza si domando'
quali fossero quelli adatti per fare i "tipici"
carciofi ripieni all'americana. Sapendo solo due parole d'italiano,
come poteva chiedere consiglio al contadino? L'unica soluzione
era comprarli tutti ed assaggiarli.
Sorrise indicando via via ogni qualita' di
carciofo, disse "grahtzei" al contadino con le unghie
sporche di terra e lasciandolo allibito ando' a casa con un
sacchetto pieno zeppo di carciofi. Li allineo' sul ripiano
in marmo e con un coltello in mano inizio' i suoi esperimenti,
tagliando farcendo e cuocendo ...
Concluse che, sebbene tutti avessero un sapore abbastanza
simile, quelli di forma piu' rotondeggiante erano quelli che
piu' si avvicinavano alla qualita' GLOBAL disponibile in America.
E gli altri?
Esistono all'incirca 90 qualita' diverse di
carciofi prodotti in Italia. Alcune qualita' sono diffuse
largamente in tutta la penisola mentre altre non escono dai
confini della propria regione di produzione. Generalmente
nei mercati ortofrutticoli si trova una vasta scelta di carciofi
locali e una selezione limitata delle qualita' di uso nazionale.
I carciofi possono essere con o senza spine,
grossi o allungati, e variare da colori intensi di verde a
toni violacei. Quelli senza spine sono coltivati per la maggior
parte in Lazio e Puglia; hanno una forma rotondeggiante e
hanno hanno delle particolari sfumature violacee. Vengono
sempre cotti prima dell'uso. La loro forma li rende perfetti
per essere farciti, ed hanno un sapore intenso e delicato.
Molto comuni sono i Catanesi siciliani e le Mammole romane
rinomate per la loro morbidezza.
I carciofi spinosi provengono per lo piu' dalla
Liguria (quelli di Albenga sono particolarmente pregiati),
dalla Sardegna e dalla Sicilia. Solitamente sono piu' affusolati
di quelli senza spine e sono di un intenso color verde. Il
loro sapore deciso li rende ottimi da gustare crudi. Tra gli
specialisti gastronomici quelli piu' rinomati sono la Violetta
di Provenza, coltivata nel Sud, il Masedu sardo, il Veneto
da Chioggia e l'Empoli dall'omonina cittadina toscana.
Le Mammole e altri carciofi senza spine vengono
spesso preparati seguendo ricette tradizionali. Nei Carciofi
alla Giudea, le Mammmole sono speziate con un trito di sale
pepe e poi fritte -due volte- a testa in giu' in olio extra
vergine d'oliva. I carciofi spinosi, come i Masedu, sono gustati
tradizionalmente crudi col carpaccio, l'insalata o in pinzimonio.
Nel pinzimonio, le foglie piu' dure ed estrene vengono scartate
e le restanti vengono inzuppate -con altre verdure crude-
in olio aceto sale e pepe.
I ristoranti servono questi piatti tradizionali
come contorni a piatti di carne e pollo. Ma non esistono regole
fisse: il carciofo non si lascia stereotipizzare. Viaggiando
da nord a sud si trovano su menú di ogni regione. Dai
ristoranti piu' chic di Milano alle osterie piu' remote della
Sardegna, il palato piu' esigente rimarra' stupito dalla fantasia
in cui vengono incorporati nelle piatanze e se ne' andra'
con ricordi squisiti.
Trentadue anni dopo l'incontro tra mia madre
e il contadino dalle unghie sporche, mi trovo a fare la spesa
a Dean and Deluca -un supermercato di New York- , fisso un
mazzo di carciofi lucidati domandandomi se potrebbero andar
bene per fare in Carciofi alla Giudea. Quando un ragazzo con
un grembiule impeccabilmente bianco si avvicina e mi chiede
" Signorina la posso aiutare?", io sorrido e telefono
a mia madre per chiederle consiglio
-- Elisabetta Bucci |
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ITALIAN ARTICHOKES
"Kar-cheou-fee pear-favourai?" asked my mother
in her best attempt to speak Italian. "O Signora quale
vu la vole?" replied the farmer.
It was then that my newly-immigrated mother realized that
speaking a minimal amount of Italian and pointing at things
wasn't the solution to buying artichokes. It had worked when
she chose between different types of tomatoes or peppers,
but artichokes were an entirely different vegetable. She was
now confronted with not one, but eight distinct varieties.
She immediately felt a long way from her favorite farmer's
market in New York. Which was the proper artichoke to prepare
"normal" stuffed artichokes? Not able to speak Italian
well enough to solicit advice from the farmer, her only solution
was to buy a variety of artichokes, take them home, and taste
them.
She picked out a few of each kind of artichoke, said "grah-tzeey"
to the farmer, and went home with a bag full of 'chokes. She
laid the vegetables on the kitchen's marble counter; with
knife-in-hand, she began her experimentation. She stuffed
and cooked eight different types of artichokes. Although they
were all very similar in flavor, she decided that the round-shaped
variety was the closest to the Global artichokes she used
back in the U.S. But what about the other artichokes?
There are approximately 90 different varieties of artichokes
produced in Italy. Some never cross regional boundaries, while
others are more commercialized and popular nationwide. Italian
markets typically carry their region's own version as well
as a few of the country's most popular varieties.
Artichokes can be prickly or smooth, fat or slim, and vary
from intense green colors to violet-green hues. Those without
the prickles are cultivated mostly in the regions of Lazio
and Puglia; they have a round shape with purple shading and
are always cooked before eaten. Their shape makes them easier
to stuff, and their taste is zesty yet delicate. Very popular
is the slim Catanese variety from Sicily and the big rotund
Mammole variety, renowned for its softness, from the area
surrounding Rome.
Artichokes with prickly spines are primarily grown in Liguria,
Sardinia, and Sicily. The Albenga variety is particularly
delicious. They are slender and have an intense green color.
They are tender, which makes them best when eaten uncooked.
Most prized by gastronomical specialists are the Violetta
of Provance cultivated in the south of Italy, the Masedu from
Sardinia, the Veneto from Chioggia, and the Empoli from Tuscany.
Prickly and non-prickly artichokes are often prepared in
different ways. Mammole and other non-prickly artichokes typically
use traditional recipes. In the "Carciofi alla Giudea,"
Mammoles are seasoned with salt and pepper and then fried
twice (heads down) in extra virgin olive oil. Prickly artichokes,
such as Masedu, are oftn enjoyed raw, topping carpaccios,
enhancing salads, or pinzimonio style. In pinzimonio, the
outer and tougher layers of the artichokes are skinned off
and the remaining leaves are dipped, along with other raw
vegetables, in an oil, vinegar, lemon, salt, and pepper dressing.
Restaurants frequently serve these traditional artichoke
dishes as sides to meat and poultry. Traveling from northern
to southern Italy, you'll find artichokes on menus everywhere.
From the fanciest restaurants in Milan to the most remote
osterias in Sardinia, you will be amazed by the ways they
are incorporated into dishes and will invariably leave with
delicious memories.
-- Elisabetta Bucci |